1 ottobre 2012

RANAVALONA, REGINA MALEDETTA TRA BAGNI DI SANGUE E SAPONE


Un Lungo regno in Madagascar tra stermini di massa antieuropei e anticristiani. Follia, amore per la tortura o reazione nazionalista alle insidie feroci del colonialismo? Storia di una donna eccentrica, ossessionata più dalla pulizia del corpo che dell’anima


MADAGASCAR, UN PARADISO TERRESTRE PRIMA DI UN REGNO INFERNALE 
Se il regno di questa donna durerà più a lungo, il Madagascar finirà per essere spopolato… Sangue, sempre sangue: è questa la regola della regina Ranavalona, una donna maledetta che considera sprecato il giorno in cui non ordina almeno una mezza dozzina di esecuzioni capitali. È la sintesi che si tramanda nel tempo sul potere di una sovrana a capo di un’isola di convivenza e tolleranza.
Il Madagascar, sin dal 1500, attira le attenzioni di esploratori portoghesi alla ricerca di nuove rotte commerciali verso Oriente: “L’Isola era descritta come un paradiso terrestre, brulicante di lemuri, megachirotteri, camaleonti, rane mantelle e coua giganti. Il Madagascar era anche benedetto da foreste pluviali e terre fertili. Non c’è da sorprendersi, quindi, che ognuno ambisse ad un pezzo di questo luogo…”. S. Klein, I personaggi più malvagi della storia, p.210.
 
Immediatamente Francia, Inghilterra e Olanda cominciano ad avanzare pretese su una terra considerata molto appetibile. Nel 1642, il Cardinale Richelieu avvia la spedizione Compagnia dell’Oriente per sfruttare l’isola in tutti i modi possibili. Vi giungono anche missionari cattolici, il tutto in un susseguirsi di scontri sanguinosi con gli indigeni fino alla svolta di Radama I, primo sovrano dell’isola unificata tra tutte le tribù. Dal 1817, grazie ad un enorme sforzo diplomatico stringe rapporti amichevoli con le principali potenze europee: “Dal momento che era un monarca abile e di ampie vedute, Radama era impaziente di modernizzare la sua terra: di conseguenza, si affidò agli inglesi per elevare il livello delle sue forze armate. Inoltre, desiderava introdurre riforme sociali, politiche e, sempre secondo le linee occidentali, creò un Parlamento e invitò la Società missionaria protestante a visitare l’isola”. S. Klein, Cit., p.211.
 
I primi effetti della nuova politica del re vanno dall’abolizione del commercio degli schiavi all’istituzione di una scuola per insegnare il Vangelo, e più in generale a leggere e scrivere. Un’idea brillante giacché il suo popolo (malgascio) è privo di forme scritte di linguaggio. Ma il cammino dura poco, Radama muore a 36 anni e, in mancanza di figli, a lui succede la moglie Ranavalona dopo aver fatto trucidare il nipote del re aspirante al trono, Rakotobe, e tutti i suoi sostenitori. Per il Madagascar sarà un fase di violenza antieuropea e anticristiana.
 
DALLA BIBBIA MALVAGIA AI CRISTIANI BOLLITI
Mentre in Europa soffia forte il vento di libertà e modernità della Rivoluzione Francese, in Madagascar cristiani e missionari pagheranno a caro prezzo l’odio di una donna per tutti gli stranieri e i simboli di un colonialismo, anche religioso, aggressivo verso gli antichi costumi e le credenze degli abitanti dell’isola.
Ranavalona nasce tra il 1782 e il 1790 nella tribù dei Menabe, ma poche sono le informazioni sulla sua vita fino all’ascesa al trono. Cronache del tempo la descrivono odiata e temuta: “Poteva avere un’età compresa tra i quaranta e i cinquant’anni; il volto era rotondo, con un piccolo naso diritto, ciglia lunghe e una bocca piccola e carnosa, la pelle nerissima e morbida. Poi quando incontravate il suo sguardo, sentivate un brivido di paura lungo la schiena e all’improvviso comprendevate che ciò che avevate udito era vero, e gli orrori che avevate visto non avevano bisogno di altre spiegazioni. Quegli occhi erano piccoli e lucenti, maligni come quelli di un serpente, immobili, pieni di una crudeltà e di una cattiveria che atterrivano”. S. Klein, Cit., p.213.
 
In una serie di editti iniziali proibisce battesimi, comunioni, matrimoni con rito cristiano e funzioni religiose. Ma è con l’annuncio ai sudditi raccolti nella capitale Antananarivo, luglio 1836, che la persecuzione diventa sistematica: “Sono venuta a sapere che la Bibbia è malvagia. Essa parla di un nuovo re chiamato Dio e del primo ministro Gesù Cristo suo figlio. I missionari cercano di persuadere il mio popolo ad entrare nel Regno dei Cieli, a pregare il loro re e a chiedergli favori. Ora, voi tutti sapete che qui vi è un unico regno, quello dei nostri antenati Randriamasinavalona, Randrianampoinimerina, Radama e mio! D’ora in poi voglio che esso non sia diviso. Non mi importa di questo Regno dei Cieli, di questo Dio che ci governa, di questo Gesù Cristo! Essi possono regnare sugli uomini bianchi venuti dal mare, ma io non voglio che i miei sudditi siano ingannati. So che alcuni di voi sono stati fuorviati; credo che si siano lasciati abbindolare senza volerlo da questi uomini subdoli. Pertanto, sono disposta a perdonarli se confesseranno la loro debolezza e torneranno a credere nei nostri antichi idoli, magie e montagne sacre. A partire da oggi, pregare, possedere Bibbie o libri di inni, riunirsi per adorare Dio o Gesù Cristo e insegnare ad altri a leggere saranno considerati crimini punibili con la morte”. S. Klein, Cit., pp.214-215.
 
Da qui si arriva all’espulsione dall’isola di tutti gli europei e alla condanna a morte di tutti coloro sorpresi a predicare la dottrina cristiana o trovati in possesso di una Bibbia. Ranavalona si impone come un Diocleziano dell’età moderna (l’imperatore di Roma antica estensore dell’editto generale di persecuzione dei cristiani nel 303 d.C.). Fantasiose o secondo tradizione storica le trovate della regina per “disfarsi” delle sue vittime: gettate giù da alte rupi, bruciate sul rogo, decapitate, costrette a bere pozioni avvelenate, coperte di pelli insanguinate d’animale e date in pasto ai cani, legati in gruppi con pesanti gioghi al collo e lasciati morire di fame nelle foreste. Ma la forma di esecuzione preferita è la morte per bollitura: “Ai piedi di un ripido pendio furono scavate delle fosse, in cui vennero posti i condannati a morte con le mani legate dietro la schiena a lunghi pali di legno. All’estremità di ciascuna fossa furono accesi dei falò, sui quali si trovavano enormi calderoni pieni d’acqua. Quando quest’ultima giunse al punto di ebollizione, le guardie inclinarono lentamente i recipienti, in modo che il liquido scorresse verso le buche lungo appositi canali. Si formarono nuvole di vapore ma, quando esse si diradarono, l’acqua giungeva soltanto alla cintola delle vittime, che quindi venivano bollite vive a poco a poco”. S. Klein, Cit., p.216.
 
UNA SPIETATA MA “IGIENICA” REGINA
Nonostante il suo intenso odio, Ranavalona trova brevi lampi di tolleranza verso i missionari per via di alcuni oggetti che possiedono, in particolare il sapone. Si tramanda di una sua ossessione per la pulizia, infatti, che pare derivare da abitudini acquisite dopo essere salita al trono: “Ella soleva fare il bagno sotto gli occhi di tutti su un balcone che si affacciava sulla città. Completamente nuda, a parte il cappello, nulla le piaceva di più che sedere in una vasca ed essere lavata dalle sue schiave di fronte a numerosi spettatori che si assiepavano sulla piazza, applaudendo e facendo apprezzamenti”. S. Klein, Cit., pp.213-214.
 
La regina non disdegna nemmeno, dagli odiati francesi, i dipinti di epoca napoleonica con cui adornare le pareti del suo palazzo, così come le stoffe preziose e i ricevimenti. Uno stile piuttosto europeo per chi cerca di estirparlo dalla sua terra.
Il suo regno avrà una durata di quasi trentacinque anni, ma la storiografia non ha sciolto il nodo di un’eventuale pazzia o amore della tortura di per sé. Potrebbe trattarsi di un mix tra sete di potere assoluto e istinto primordiale di conservazione delle proprie tradizioni, istigato da una politica coloniale europea non meno spietata nel corso della storia. È sicuro che la persecuzione avviata da Ranavalona morirà con lei nel 1863.
 
IL CRISTIANESIMO VINCE SIN NEL SANGUE DELLA SOVRANA
“Per ogni convertito giustiziato o espulso dall’isola, altri due prendevano il suo posto. Le poche Bibbie in circolazione venivano clandestinamente passate da una famiglia all’altra, ogni sabato si tenevano incontri di preghiera in luoghi segreti e i bambini erano battezzati dietro le porte sbarrate… Per quanto Ranavalona facesse, niente poteva impedire alla comunità cristiana di crescere e radicarsi sempre di più”. S. Klein, Cit., p.219.
 
Lo stesso successore della regina, Radama II, concepito qui o là, nel complesso si dimostrerà un governante progressista, arrivando ad abolire la schiavitù ed emanando una legge sulla libertà religiosa. Ironia della sorte finirà assassinato dopo tre anni di regno. Al suo posto la moglie Rasoherina, anch’essa per breve tempo ma sufficiente a convertirsi al cristianesimo e incoraggiare nuovamente le attività missionarie sull’isola. Ormai Ranavalona non c’è più!!!

2 commenti:

  1. credo che l'atteggiamento della regina non sia giustificabile, come mai lo è la violenza. tuttavia credo che sia stata la spropositata reazione a secoli di soprusi da parte dei colonizzatori e alla spartizione arbitraria del continente africano che, troppo spesso, è passato da queste a quelle mani, senza il benchè minimo rispetto delle popolazioni locali. quello di ranavalona è stato un caso estremo mescolato, secondo me, ad un discutibile piacere per il mababro!

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    1. Non c'è alcun dubbio sugli effetti sanguinosi del colonialismo che, in questo caso come in molti altri, ha esaltato istinto nazionalista e attitudini primordiali e macabre della regina.
      Il risultato non cambia: ogni popolo ha diritto ad "insanguinarsi" autonomamente non attraverso le armi di presunti portatori di progresso.
      D'altra parte l'imperialismo ha radici antichissime e non c'è angolo del pianeta, in ogni era, che non ne abbia sofferto

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